Valutazione dei presupposti per l’agevolazione prima casa


Nuova pronunciata della Corte di Cassazione sulle agevolazioni “prima casa” (Ordinanza 19 ottobre 2018, n. 26460).

La Suprema Corte rigetta il ricorso proposta dai contribuenti contro la decisione della CTR che, in riforma della prima decisione, ha ritenuto legittimo l’avviso di liquidazione ed irrogazione di sanzioni loro notificato dall’Agenzia delle Entrate in revoca dell’agevolazione “prima casa” (Iva in aliquota ridotta) per l’acquisto di un immobile.
La CTR, in particolare, ha ritenuto effettivamente insussistenti i presupposti della agevolazione, posto che:
a. i contribuenti non avevano in alcun modo giustificato il mancato trasferimento della residenza nel Comune di ubicazione dell’immobile compravenduto;
b. quest’ultimo, inoltre, doveva considerarsi “di lusso”.
I ricorrenti lamentano che la CTR ha erroneamente:
– recepito quanto dedotto dall’agenzia delle entrate circa la mancanza dei presupposti dell’agevolazione; omettendo, segnatamente, di indicare le ragioni per cui l’immobile in questione doveva ritenersi di lusso.
– considerato che, come risultante dalla perizia asseverata di parte prodotta in giudizio, l’immobile in questione non poteva ritenersi di lusso, atteso il difetto dei concorrenti requisiti della superficie superiore ai 200 m2 , e della presenza di area pertinenziale di superficie scoperta superiore a sei volte quella coperta.
Per la Cassazione la CTR ha dichiaratamente fondato la propria decisione su una duplice ragione, costituita sia dal mancato trasferimento della residenza nel Comune di ubicazione dell’immobile, sia dal carattere di lusso di quest’ultimo.
Queste due circostanze vengono dal giudice regionale assunte a distinte, autonome ed autosufficienti giustificazioni della revoca dell’agevolazione “prima casa” provvisoriamente fruita; il che è reso evidente dallo sviluppo del ragionamento e dalla testuale conclusione secondo cui, dovendosi escludere il carattere “non di lusso” dell’immobile, non sussisteva nella specie neppure “l’altra condizione” agevolativa.
Orbene, alla luce di tale motivazione – succinta e schematica, ma non per questo mancante – era onere dei ricorrenti per cassazione partitamente impugnare entrambe queste ragioni decisorie.