Chiarimenti del Fisco su agevolazione per i ricercatori che rientrano in Italia

In materia di agevolazione fiscale in favore dei ricercatori, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il rientro in Italia, con iscrizione all’anagrafe residente, in data molto successiva (due anni) all’instaurazione del rapporto di lavoro dipendente per svolgere l’attività di ricerca in Italia, non integra i presupposti per l’applicazione del beneficio (Risposta ad interpello n. 33 del 2018)

In materia di incentivi fiscali in favore dei ricercatori residenti all’estero che rientrano in Italia, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che al fine di accedere al beneficio, oltre ai requisiti soggettivi, è necessario che vi sia un nesso di causalità tra il rientro in Italia e l’instaurazione di un rapporto di lavoro per svolgere l’attività di ricerca in Italia.
Tale nesso, precisa l’Agenzia, non è ravvisabile qualora il rientro in Italia (nel settembre 2017), coincidente con l’iscrizione all’Anagrafe della popolazione residente, intervenga successivamente (ottobre 2015) all’instaurarsi del rapporto di lavoro con il datore di lavoro italiano per svolgere l’attività di ricerca in Italia.
Secondo la normativa agevolativa, ai fini delle imposte sui redditi è escluso dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo il 90% degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che, in possesso di titolo di studio universitario o equiparato e non occasionalmente residenti all’estero, abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi e che vengono a svolgere la loro attività in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato.
Per quanto concerne i requisiti soggettivi, i docenti e ricercatori possono beneficiare della tassazione agevolata, al verificarsi delle seguenti condizioni:
a) essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato;
b) essere stati non occasionalmente residenti all’estero;
c) aver svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi, presso centri di ricerca pubblici o privati o università;
d) svolgere l’attività di docenza e ricerca in Italia;
e) acquisire la residenza fiscale nel territorio dello Stato.
In relazione al requisito della residenza, la norma prevede espressamente che il docente o il ricercatore acquisisca la residenza fiscale nel territorio dello Stato e ciò avvenga in conseguenza dello svolgimento della attività lavorativa in Italia.
Non è indicato il lasso di tempo che deve intercorrere tra il trasferimento in Italia e l’inizio dell’attività lavorativa. Tuttavia,  il collegamento tra l’ingresso in Italia e lo svolgimento dell’attività di docenza e ricerca produttiva del reddito agevolato si può ritenere che sussista sia nel caso in cui il docente o il ricercatore abbia iniziato a svolgervi l’attività prima di trasferirvi la residenza, sia nel caso in cui abbia trasferito la residenza in Italia ed abbia poi iniziato a svolgervi l’attività purché sia ravvisabile un collegamento tra i due eventi.